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“Dimmi come scrivi
e ti dirò chi sei”.
La grafologia è
una scienza umana, come la psicologia,
con la quale ha punti di contatto,
che può dire qualcosa sull'uomo
esaminandone la scrittura.
Qualcosa, e non certamente tutto: l'essere umano ha sempre un lato misterioso
ed insondabile, non
è riducibile a formule e misurazioni
che lo comprendano nella sua interezza.
Da sempre la misteriosa energia simbolica espressa dai corpi celesti esercita un innegabile fascino.
I pianeti non sono però soltanto dei simboli: costituiscono un universo psichico che l’uomo conserva dentro di sé e proietta, inconsapevolmente, in tutte le sue manifestazioni.
Anche nell’espressione grafica, per eccellenza simbolica e quasi totalmente inconsapevole, vive questo straordinario universo archetipico.
La Grafologia Planetaria, elaborata attorno agli anni ’30 da Lise Koechlin con lo pseudonimo di H. SAINT MORAND, è la chiave d’accesso per entrare in questo universo mitologico e simbolico, dove incontreremo gli Dei che popolano la nostra scrittura.
Come altre importanti tipologie, da quella Ippocratica, antichissima e sempre attuale, a quella Junghiana, legata alla psicologia del profondo, la tipologia planetaria arricchisce di sfumature la percezione della scrittura, e per questo è considerata un complemento dell’analisi grafologica classica.
Comune all’Astrologia è il simbolismo dei pianeti, i quali evocano necessariamente, nel nostro immaginario, gli stessi richiami psicologici, le stesse attribuzioni, le stesse suggestioni
Ma l'esame della grafia consente di risalire con buona veridicità al carattere
dello scrivente, al suo comportamento, alle sue motivazioni, ed anche alla sua
sfera più profonda e sommersa.
Per fare ciò, ci si avvale di un metodo di studio rigoroso e strutturato,
che non lascia nulla all'intuito o tanto meno all'improvvisazione.
Si confronta con realtà tangibili, quasi misurabili, come la dimensione,
la pressione, la velocità, la gestione dei margini e l'appoggio sul rigo;
ma anche con i grandi elementi costitutivi del grafismo, cioè lo Spazio,
il Movimento, la Forma, il Tratto.
Ogni pagina scritta era in origine un foglio bianco, su cui lo scrivente ha tracciato
forme apprese ed insieme personalizzate, semplificate o costruite per apparire,
gonfiate o dissolte.
Esse si dispongono nello spazio, lo riempiono o lo lasciano bianco, lo soffocano
o entrano in dialogo con esso.
Lo conquistano con impeto o si muovono a fatica verso la destra, la fine del
rigo; marciano con movimento costante o accelerano e frenano, vanno e ritornano.
Graffiano il foglio o lo incidono, scivolano via o lasciano fangosità d'inchiostro;
assecondano l'indefinito del bianco con le loro curve ed un tracciato pastoso
o vi si contrappongono con angolosità
e nettezza...
Alla luce di tutto questo anche la barra di una T o un particolare gesto di attacco
trovano il loro significato, ma sempre in una visione d'insieme.
Ed anche utile a chi voglia valorizzare i propri punti di forza e guardare in
faccia, per quanto
è possibile, le proprie linee
di fragilità, facendo scelte
adeguate alle proprie potenzialità,
vivendo il più possibile in
pienezza.
Tutto ciò comporta soprattutto Amore per gli altri, Amore della ricerca
del vero significato e causa della malattia che spesso è completamente
distaccata dalla singola causa organica ed è
parte finale di un cammino lungo
dettato e orchestrato dall'invecchiamento
che la struttura costituzionale e
le meiopragie, cioè le predisposizioni
individuali che sono vincolate e
subordinate alle Costituzioni biotipologiche,
nascondono.
Dentro la grafia ci stà l'intero nostro Io, che non può nascondersi,
perché effettuato e portato fuori dal tratto grafico come un vero e proprio
tracciato elettroencefalografico, dove al contrario delle singole attività del
nostro cervello in piu sono viste e osservate tutte le sfaccettature piu remote
che spesso risultano subliminali allo stesso io.
Tali risposte comportamentali non possono essere che uniche, come esclusive sono
le esperienze emozionali degli individui.
Da queste premesse deriva la possibilità
di interpretazione della scrittura
per la descrizione della personalità umana.
Centinaia di migliaia di analisi grafologiche confermano la validità interpretativa
della scrittura.
E’ possibile al grafologo, attraverso un esame rigoroso secondo una metodologia
ben codificata e sperimentata, comporre un ritratto veritiero dello scrivente,
comprendendone il temperamento, le attitudini, i punti di forza e le linee di
fragilità.
Superfluo ribadire che la grafologia non ha niente di occulto né
di magico, non fa previsioni, non è terapeutica
– se non nella misura (grandissima...)
in cui una persona, conoscendosi
meglio, può
agire su se stessa con maggiore consapevolezza.
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