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Gli astrologi egiziani erano
i sacerdoti e gli scribi, le forme di divinazione erano legate ai calendari dei giorni fausti e nefasti, il tempo era governato da divinità che potevano intervenire nella vita degli uomini.
L'Egizio aveva come obiettivo la propria crescita spirituale e per ottenere tale meta svolgeva il suo percorso iniziatico collegando la realtà celeste e a quella terrestre, e gli antichi Egizi si aiutavano con la loro magica scrittura per interpretare il destino di un uomo o per riuscire a dare delle previsioni...
I corpi celesti per gli egizi erano sette.
Il Libro delle Porte e quello delle Caverne
abbinano ai setti pianeti determinate funzioni cosmiche, indicando i vari aspetti e le diverse virtù delle divinità Nut e Geb, rispettivamente dea del cielo e della terra.
Il loro zodiaco era elaborato esclusivamente a partire dalle costellazioni e
i 12 segni dello zodiaco non esistevano.
Le forme di divinazione erano legate ai calendari dei giorni fausti e nefasti, il tempo era governato da divinità che potevano intervenire nella vita degli uomini.
Ciononostante, essi tenevano conto del Sole e della Luna ma, come d'altro canto
i Babilonesi, anche di Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno.
Sembrerebbe che, pressappoco fino alla seconda metà
del secondo millennio venissero presi in considerazione
solo i 36 decani dello zodiaco Egiziano dedicati
alle 36 divinità.
Tuttavia, pur considerando l'Egitto come luogo sacro della
Storia, affermatosi come tale nel corso di millenni, oggi facciamo fatica a immaginare la vita quotidiana degli Egiziani, il loro
realismo, la loro integrazione nella vita materiale e sociale quotidiana alla
quale essi attribuivano una grande importanza.
È senza dubbio a Tebe (oggi Luxor), la città
dalle cento porte, che, a partire dallo zodiaco
e dal calendario egiziano, fu realizzato il "calendario
tebaico" o tebano, costituto da 360 immagini
simboliche, aventi tutte un senso particolare
e originale, corrispondente sia ai 360 giorni
dell'anno che ai 360 gradi dello zodiaco.
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Furono,
naturalmente, i sacerdoti scribi dell' Antico
Egitto a osservare il cielo e le costellazioni
e a compilare di conseguenza le "tavole" delle
stelle.
Sembra proprio che gli Egiziani non avessero attribuito agli astri e alle stelle
caratteri divini o umani divinizzati, come avvenne, invece, in Mesopotania e
a Babilonia.
In compenso, le coincidenze che si verificavano tra certi fenomini terrestri
e celesti ciclici o ripetitivi indussero, anche loro, a stabilire regole che
sono all'origine di tutti i calendari e di tutti gli Zodiaci del mondo.
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Pertanto
il primo giorno dell'anno egiziano coincideva
col giorno dell'inondazione del Nilo ed era
anche il giorno in cui Sirio, stella della
costellazione del Grande Cane, sorgeva astronomicamente
con il Sole, il nuovo anno Egizio iniziava proprio dal momento in cui questi fenomini
celesti e quelli legati alle inondazioni coincidevano.
Questa stella veniva chiamata dagli Egiziani, Sothis, la stella del Cane, e considerata
una rappresentazione dell'anima di Iside, così Orione veniva percepito
come una rappresentazione dell'anima di Horus.
Il sorgere crepuscolare di Sothis-Sirio cadeva verso il 19 Giugno, secondo il
nostro calendario.
A partire da quel giorno, l'anno del calendario Egiziano veniva suddiviso in
360 giorni, ovvero 36 decani di 10 giorni ciascuno, ognuno dei quali veniva rappresentato
da un'immagine particolare e da simboli che lo ponevano sotto la giurisdizione
di un Dio.
Verosimilmente, la scomposizione dell'anno solare in 360 giorni è da attribuirsi
proprio agli Egiziani i quali, tuttavia, si resero conto che mancavano 5 giorni
perchè il Sole compisse un ciclo annuale e Zodiacale completo.
Per "chiudere" l'anno, aggiunsero questi 5 giorni che essi dedicarono
alle principali divinità
del Pantheon Egiziano: Osiride, Horus, Seth,
Iside e Nephthys.
In ogni caso, l'anno solare del nostro calendario dura un pò di più di
365 giorni ed
è per questa ragione che noi vi aggiungiamo,
ogni 4 anni, un anno bisestile, che dura 366
giorni, cosa che gli Egiziani non facevano.
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